Reggevano un libro

Reggevano un libro

Che Gesù, come prima cosa, chiese alla Maddalena un bicchiere di latte, non lo narrano i Vangeli. Lei corse in lacrime a cercare un pastore.

L’anima del Cristo era salita tre giorni al cielo, ma il suo corpo era rimasto sdraiato sulla roccia. La schiena di Gesù era rattrappita in centinaia di piaghe che gli davano il tormento. La bocca, la lingua, le labbra erano arse e prive di saliva. Asciutti gli occhi. Ogni movimento causava a Gesù dolori atroci. Egli stesso poteva sentire il suo corpo trascinarsi appresso l’odore di morte. Appoggiandosi a ogni dove, metro per metro, discese la collina ove era stata deposta la sua figura inerme. Si aggrappava ora a un pino, ora alla nuda roccia, ora ai cespugli che incontrava e ogni suo sostegno era o troppo basso o troppo alto per risultargli confortevole. Il sole gli batteva in fronte gettando le braccia intorno alle sue ossa.

La mente di Gesù era ovattata. Un solo desiderio si faceva spazio nei suoi pensieri: che gli Apostoli non lo vedessero in quello stato.

Dopo un tempo che gli parve infinito giunse a un pozzo. Nelle orecchie solo un ronzio di niente- non la parola del Padre, non un ricordo. Si lasciò cadere al bordo di pietra e issò con ogni sua forza residua un secchio pieno e vi immerse il capo. Poi le mani, le braccia, i piedi. Infine lasciò scorrere rivoli d’acqua lungo la schiena e in terra si formarono pozze gialle e rosse.

Di lontano gli apparve la figura della Maddalena corrergli incontro con una borraccia di latte e nell’altra mano il pane. Gli si gettò ai piedi, baciandogli le piaghe. Gesù provò vergogna per il proprio odore e aspetto. Ritrasse i piedi e guidò la donna all’ombra di un eucalipto ove si distese a bere e a mangiare. Lei lo fissava incredula tra le lacrime. Egli sorrise e le asciugò. Quando ebbe bevuto e mangiato disse alla donna: “Così io non voglio mostrarmi ai miei diletti. Offrimi ricovero, il tempo di rimetter forze e di curarmi nell’aspetto. Allora annuncerai agli Apostoli la mia venuta.”

Giunto alla casa di Maria Maddalena, Gesù crollò su un letto di paglia in un torpore privo di sonno. Sveglio era eppure tormentato dalle visioni più atroci. E gridava nella semicoscienza contro il diavolo e contro gli uomini. La Maddalena, con panni umidi si intentava ad abbassargli la febbre, ma il corpo suo ribolliva di immagini senza controllo. Dopo quattro giorni i deliri cessarono e il corpo di Cristo era di nuovo un tutt’uno con la mente. La donna gli tagliò i capelli, le unghie, la barba. Curò la pelle con unguenti e oli. Lui notò per la prima volta i colore dei suoi occhi. A poco a poco le ferite rimarginarono, lo stomaco si nutrì e gli occhi di Gesù tornarono a brillare del fuoco per cui era conosciuto in tutta la Galilea, ma qualcosa in lui era mutato. La Maddalena lo notò, ma non disse nulla. L’ottavo giorno egli disse: “Portami da loro.”

Comparve agli Apostoli, alitò su di loro lo Spirito Santo in remissione dei peccati. Ma non vi era Tommaso e quando loro gli dissero: “Abbiamo visto il Signore!”, egli dubitò. Allora Cristo visitò anche Tommaso e lo invitò a toccare le stimmati e a inserirgli la mano nel costato. E Tommaso credette e pianse, chiedendo perdono per aver dubitato.

Gesù asciugò le sue lacrime con un lembo della tunica e lo baciò in fronte, invitandolo ad alzarsi alla sua altezza. Poi sorrise all’Apostolo e disse:

“Tommaso. Tu hai dubitato e ti sei ravveduto. Sei già pieno del mio perdono. Più semplice per me parlare a te come a un fratello che ad altri, poiché uomo di fatti tu e non di parole.”

“Come posso servirti, mio Signore”, domandò allora Tommaso.

Cristo gli fece cenno di sedersi e di bere del vino, spezzò il pane e Tommaso mangiò e bevve.

“Tremendo e incredibile, Tommaso, è ciò che debbo dirti. Prestami orecchio, poiché coloro che crederanno in me saranno portatori di pace e di misericordia. Presta orecchio a Gesù di Nazareth, primogenito dei morti, non già sovrano dei re della terra.” Lo sguardo del Nazareno, annunciatosi uomo, si fece pallido.

“Il Padre mi ordinò a sé, dopo le insopportabili torture, e disse: Torna da loro e disponi che si fondi la mia Chiesa. Tommaso, tu non conosci il tormento della morte, ma più atroce ancora è il tornar alla vita in un corpo putrefatto. Quante altre prove, Padre, dovrò sopportare per meritare la tua pietà?, gli domandai, ma lui distolse lo sguardo, che avvolge tutto quel che è visibile, e disse: “Quaranta giorni.” e niente altro. Tornai alle carni morte, dopo avere udito il silenzio divino, che è il silenzio del feto, di una ferita che marcisce, di una notte senza cielo, di una pioggia senz’acqua. Il silenzio privo di senso di chi è destinato alla solitudine eterna.

La prima sera chiusi gli occhi e caddi in un sonno come nessun uomo conobbe mai. Il mio corpo era in preda alle convulsioni e la mia mente tormentata da visioni oscene.”

Tommaso non distaccava mai lo sguardo dal Nazareno. Quello, avanzando nel racconto, sembrava cadere in quella stessa febbre. Sudava, il  Cristo, e le sue mani e gambe si muovevano fra gli spasmi di un dolore invisibile all’Apostolo.

“Che cosa vedesti, mio Signore?”, chiese con cautela.

Cristo s’arrestò e chiuse gli occhi, mentre il suo volto imperlato di sudore si fece bianco e duro.

“Cosa vidi.

Vidi un tempo che ora ci è nascosto, di persone che paion somigliare a me e te, ma che non sono come noi.

Vidi una nube nera posarsi sopra gli uomini, avvolgerli e accecarli. Una nuvola di fame e di violenza. Di odio e di ingiustizia.

Vidi intere generazioni di uomini, donne e bambini soppressi da tiranni senza dio.

Demoni travestiti da persone, con occhi di persone, mani di persone, guance e capelli di persone, sessi e ginocchia di persone, ma col cuore di serpi e spiriti di tenebra. E parlavano lingue, Tommaso, incomprensibili, gettando veleno su chi li udiva. Invisibili morbi spillavano loro dagli occhi, dal naso e dalla pelle. Parole, Tommaso, parole di catene e di pietra. Parole false, maligne.”

“E sai cosa dicevano, Tommaso? Dicevano

Gesù.

Dicevano

Gesù verrà a giudicare i vivi e i morti. Pazientate, anime smarrite e attendete il Redentore.

Costruite chiese per Gesù, che raggiungano il cielo, talmente alte che non se ne veda la cima. Non dormite per Gesù, veglierete per la Sua passione. Non mangiate per Gesù, digiunate per il Suo digiuno e avrete il Suo amore. Non amate per Gesù, poiché amerete solo Gesù. Non ridete per Gesù, sarebbe un offesa al Suo sacrificio. Non parlate per Gesù, poichè Egli non parlò, se non col Padre. Non godete per Gesù. Non gioite, non vivete per Gesù. E in mano, Tommaso, reggevano un libro. Reggevano tutti un libro che io non scrissi mai e con quello governavano il Regno creato da mio Padre.”

Tommaso guardava Gesù con orrore. Non lo carezzò, non pianse, ma solo chiese, ancora una volta: “Come posso servirti, mio Signore”

“Servimi mettendo fine al Verbo.”

Tommaso sussultò: “Mettere fine, mio Signore?”

E Gesù: “Nessuno di voi parlerà più di me, né di mio Padre. Dimenticate ciò che avete visto. Dimenticate me, Lazzaro, la figlia di Giairo, il cieco di Betsaida, il paralitico di Cafarnao. Dimenticate i miracoli. Dimenticate ogni cosa che vi ho detto. Non ci sarà nessuna Chiesa, nessun Padre, nessun Figlio, né Spirito Santo. Ci sarà soltanto la vita e la morte. Se m’ami, Tommaso, disubbidirai con me al Padre.”

Tommaso guardava Gesù. Gli scrutava il volto con paura. Poi Tommaso disse: “Conosco bene il mio Signore. Egli guarì ciechi e storpi nel Tempio, il povero Bartimeo a Gerico, previde il tradimento di Giuda eppure andò incontro al tormento della croce. Quel Signore lo vidi con i miei occhi, toccai con le mie mani.

Ben dubitai, demonio, della tua resurrezione, poiché del mio Signore tu hai solo la pelle. Ma il mio cuore conosce il vero e i tuoi occhi son occhi di codardo. Me non avrai, orrida serpe. Sparisci. Che non ti debba sfiorare con un dito e torcerti il collo.”

Per trenta giorni Gesù parlò agli Apostoli. Questi, imbeccati da Tommaso, dapprima lo scrutarono con stupore, poi iniziarono a deriderlo. E sputarono in volto a Cristo, e calciarono il Redentore e gridarono: “Chi sei tu? Come osi! Il nostro Signore non tradirebbe il Padre.”

Il quarantesimo giorno Gesù bussò alla porta di Maria e Giuseppe. Li baciò e li abbracciò. Carezzò la madre e poi il padre.

Salì al monte, guardò gli Apostoli e disse: “Quando vi ho detto che ero risorto, ciecamente avete creduto. Ora che vi domando di contravvenire al volere di Dio, voi dubitate di me. Non vi è rabbia nel mio cuore, ma solo pietà per ciò che attende voi e la vostra stirpe sciagurata nei secoli.”

I piedi del Nazareno si levarono da terra e una nube lo avvolse nella luce.

Cristo si involò piangendo, poiché abbandonato prima dal padre e poi dagli uomini. Consapevole che non vi sarebbe stata pace mai né per l’uno, né per gli altri.