Il posto che sa Agnese

Il posto che sa Agnese

   Tirarono sù un muro anche lì. In quell’angolo di terra arsa e di pochi ulivi. Sul muro correva un lungo cordolo di filo spinato, attraversato dalla corrente. La corrente era pensata per uccidere. Ma non morirono solo persone, cercando di attraversare il confine. Alla fine dell’anno erano morti più di 1500 uccelli, bruciati dall’elettricità.

   Agnese, una soldatessa di stanza al confine, li raccoglieva uno per uno con tutte e due le mani e li seppelliva in un posto che sapeva lei, all’ombra di un ulivo.

   Marco, che era un bel ragazzo, ma di poco cuore, la prendeva in giro e le diceva che seppellire le bestie da cristiani poco si addiceva a una soldatessa.

   In un rapporto allo Stato Maggiore, Agnese scrisse degli uccelli morti, ma non ricevette risposta. Così ne scrisse un altro e un altro ancora, fino a quando lo Stato Maggiore non abbassò la corrente.

   Agnese seppellì anche l’ultimo uccello e Marco ridendo disse: “Hai finito di seppellire passeri, eh Agnese?”

   Lei infilò una croce sul mucchietto di terra arsa e disse triste: “Era più semplice seppellire gli uccelli.”