Felice Austerità

Felice Austerità

Il fine settimana è arrivato, così come la prima neve fuori dalla finestra.
Poca e discreta, per il momento, ma tanto bella da osservare col naso sul vetro.

Il sabaudo – d’adozione! – che si è fermato con noi questo freddo sabato ci ha confermato che Torino è una città molto visiva. E una città per scrivere. Ha lavorato come attore fin da adolescente e poi come regista, fino ad arrivare a Torino proprio per fare delle parole scritte e orali un lavoro. Oggi Giulio Rubinelli insegna recitazione e direzione dell’attore tra Torino e Milano e collabora come copy e brand storyteller con un’agenzia di comunicazione nel cuore della capitale sabauda.

Ve lo presentiamo qui, con un bicchierino di acqua gassata.

 

Una sabaudità di Torino. Quale scegli di raccontarci?

Nei Maledetti Toscani, Malaparte scriveva:

Quanti guai si sarebbero risparmiati, se Mussolini, invece di parlare dal balcone di Palazzo Venezia, avesse parlato dal terrazzino di Palazzo Vecchio.”

Vale per Firenze, ma per me anche un po’ per Torino. Questa felice austerità, che avvolge la città e i suoi abitanti, mi ha sempre dato l’impressione che i torinesi non siano facili prede di cialtronerie.

La sabaudità, più che un modo di essere, è per me un velo che poggia sui comignoli di Torino. Una garza delicata che cura le ferite di uno scetticismo e di un cinismo diffuso, capace di proteggere da infezioni tipiche della nostra contemporaneità. La sabaudità è un modo di farsi i fatti propri senza essere sgarbati, un’anarchia del pensiero in un corpo da ufficio. È, in sostanza, la grande distanza che c’è tra una città come Milano e Torino: quando entri in un bar è difficile che tu venga salutato con entusiasmo, ma, con noncurante generosità, al caffè si accompagna un piccolo bicchiere d’acqua frizzante.

Come racconteresti questa città a qualcuno che non ci è mai stato?

La verità è che, da un po’ di tempo, cerco di parlare di Torino il meno possibile. I primi tempi che abitavo qui, da Roma e da Milano mi chiedevano come fosse e io rispondevo in maniera entusiastica. Troppo, evidentemente! Venivano tutti a trovarmi e si innamoravano della città, stupiti (tutti) del contrasti tra aspettative e realtà. I cliché sono tanti.

In breve, ora ho più amici che stanno programmando di trasferirsi qui.

È la prima volta che mi capita, ma sono diventato presto geloso di Torino. Un po’ come nel film The Beach. Certo, non siamo a Phi Phi Island (manco per niente, con sto freddo), ma Torino ha una bellezza e un incanto – una sorpresa – che voglio tenere tutta per me e custodire rispetto a chi non c’è mai stato. (…)

Per continuare a leggere: Sabaudità, 2 dicembre 2017