Baruch

Baruch

Ad aprile sono stato contattato dai ragazzi di Narrandom, un blog torinese di racconti. Mi avevano chiesto di scrivere un racconto lungo su un peccato capitale. Ho rilanciato proponendo un racconto sui peccati veniali. Così è nato Baruch.

Delle orme che Gesù lasciò in Galilea, Cafarnao è un’unghia sottile. Ma siccome il piede del Cristo è perfetto- come perfetto Egli è nella sua interezza- va narrata la vicenda di Baruch e del perdono concesso al gigante di Cafarnao.

Di Cafarnao si fa cenno nel Vangelo di Marco come ‘La giornata di Cafarnao’.

Gesù quel sabato avrebbe insegnato agli adepti, medicato un’anziana a pranzo e, dopo il tramonto, avrebbe curato i malati ed esorcizzato gli indemoniati.

Negli aneddoti, nelle parabole, negli incisi e nelle note delle Scritture, non si fa cenno a Baruch. Aveva più di trent’anni, eppure possedeva il pensiero e il linguaggio di un bambino. Nei suoi occhi stretti e gonfi non vi era traccia di intelligenza, né ombra di prontezza. Sin dall’infanzia veniva chiamato dagli altri bimbi ‘il gigante’, poiché dotato di una stazza come non ve n’erano in tutta la Galilea. Possedeva un corpo massiccio e compatto, con spalle larghe e mani come badili. Si muoveva sempre poco e con lentezza Baruch, facendolo sembrare una colonna del tempio, pallido com’era, su cui si fosse appollaiata un’aquila con le ali spiegate.

Di lui le persone si curavano poco.

Quando aveva dodici anni, Baruch conduceva una vita solitaria. Le madri degli altri bambini non avevano piacere che i propri figli lo frequentassero. Il gigante non era in grado di controllare la propria forza, giocava in maniera frenetica, con movimenti impacciati e convulsi. I contatti con i suoi coetanei esprimevano il desiderio affettuoso di una contiguità sempre fisica e che si concludeva irrimediabilmente con le lacrime dei bimbi, quando per un dito in un occhio, quando per un livido sulle braccia o un indumento strappato.

Un giorno giocavano tutti insieme a tirare sassi sulla superficie del lago, contando ad alta voce i rimbalzi delle pietre sull’acqua. Quando venne il turno di Baruch, egli scagliò il suo sasso con tale forza che, al primo salto, il frammento di roccia si impennò, recidendo di netto il collo a un gabbiano che stava spiccando il volo in quel momento, tra il disgusto generale e le esclamazioni di riprovazione.

I giovani di Cafarnao da allora, evitando con cura di farsene beffa, si limitarono ad ignorarlo, abbandonando i giochi ogni volta che egli si avvicinava e, di fatto, lasciandolo alla sua solitudine.

Il padre di Baruch era morto quando questi non aveva che pochi mesi. La madre, una donnina tozza e dalla pelle scura, aveva in sé il demonio. (…)

Per continuare la lettura: Narrandom Baruch